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	<title>Bambu Onlus &#187; bambini tra genitori separati</title>
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	<description>La società è la famiglia di tutti.</description>
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		<title>Giocare alle fiabe</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renata Gomez de Ayala</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Piccolo Bambù]]></category>
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		<description><![CDATA[Giocare con i bambini è davvero divertente e per gli adulti è un&#8217;esperienza che può risultare molto interessante. Quando si tratta, poi, di avere a che fare con le fiabe, lo è ancora di più. Ogni bambino risponde alle storie di fantasia in modo diverso e in base alla fase di sviluppo che sta attraversando. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giocare con i bambini è davvero divertente e per gli adulti è un&#8217;esperienza che può risultare molto interessante. Quando si tratta, poi, di avere a che fare con le fiabe, lo è ancora di più. Ogni bambino risponde alle storie di fantasia in modo diverso e in base alla fase di sviluppo che sta attraversando. E&#8217; perciò utile accompagnare  i destinatari del racconto, magari adottando un metodo di narrazione partecipato o teatrale.</p>
<p>Quando si esplorano le fiabe utilizzando la drammatizzazione, soprattutto con i bambini più piccoli (24-36 mesi) ocon  minori in difficoltà, è necessario suddividere la storia in scene facilmente gestibili. Solo una volta che sono state interpretate tutte le fasi del racconto , si può, poi, ricomporre il &#8220;puzzle&#8221;.</p>
<p>Ogni scena può essere raccontata o letta, ma deve essere sempre rappresentata. Al termine di ogni momento si deve concedere al bambino un tempo per permettergli di uscire dalla parte (Azioni utili per questa fase possono essere lo smontare la scena o  riporre i costumi al proprio posto).</p>
<p>Per quanto riguarda l’assegnazione dei ruoli, in genere è bene far scegliere al bambino se identificarsi col personaggio &#8220;buono&#8221; o &#8220;cattivo&#8221;, dandogli comunque la possibilità di poter cambiare soggetto quando lo desidera. Può capitare che per una determinata parte non ci siano volontari&#8230; <em>&#8220;Chi la interpreta?&#8221;</em> È meglio non costringere i bambini a fare parti che non vogliono, è invece  consigliabile  far recitare questi ruoli a coloro che guidano il gioco.</p>
<p>Proprio perché le fiabe contengono personaggi “buoni” e “cattivi”, quando i bambini escono dalle parti, è necessario che venga evidenziata la distinzione tra il personaggio rappresentato e la persona che lo rappresenta; soprattutto se si tratta di bambini con difficoltà, che spesso non hanno ben definita la distinzione tra “Sé” e “Non Sé”. Per fare questo si può, ad esempio, pensare di salutare il personaggio interpretato mentre vengono  riposti i costumi o gli oggetti che gli appartengono. E&#8217; necessario vivere questa fase di uscita dal gioco della rappresentazione anche con  bambini particolarmente vivaci, per placare l’eccitazione e per riportare l’attenzione e la concentrazione sul presente.</p>
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		<title>La mediazione familiare con i bambini: “Lausanne Triadic Play”</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 10:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Palmira Mele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La mediazione familiare è un procedimento in grado di aiutare la coppia ad affrontare la separazione promuovendo la cooperazione e non la competizione nell’interesse dei figli.&#8221; (Ardone, Mazzoni 1994-1998; Ardone 1999). La maggior parte dei mediatori familiari appartenenti all&#8217;Associazione Internazionale Mediatori Sistemici  è favorevole all’inclusione dei figli nella mediazione. Essi ritengono che la loro partecipazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La mediazione familiare è un procedimento in grado di aiutare la coppia ad affrontare la separazione promuovendo la cooperazione e non la competizione nell’interesse dei figli.&#8221; (Ardone, Mazzoni 1994-1998; Ardone 1999).</strong><strong></strong></p>
<p><strong>La maggior parte dei mediatori familiari appartenenti all&#8217;Associazione Internazionale Mediatori Sistemici  è favorevole all’inclusione dei figli nella mediazione. Essi ritengono che la loro partecipazione, oltre a far emergere i bisogni del bambino, dia la possibilità ai genitori di cogliere i bisogni effettivi dei loro figli. </strong></p>
<p><strong>L’ascolto del bambino nella mediazione avviene osservando il comportamento verbale e l’interazione familiare attraverso il gioco o il disegno, il tutto ripreso da una videocamera con il consenso dell’adulto. </strong></p>
<p><strong>Tra queste tecniche c&#8217;è  la “Lausanne Triadic Play” </strong><strong>, introdotta dai mediatori familiari dell’Istituto di Terapia Familiare di Siena. Si effettua con bambini sotto i 6 anni e consiste in un “gioco familiare” che procede con regole precise; (è stato utilizzato anche a Losanna negli anni &#8217;80) . Le autrici di questa tecnica vanno oltre l’unità di osservazione diadica madre-figlio esaminando invece quella triadica madre-padre-figlio. Si osserva l’ambiente in cui il bambino cresce e la famiglia come insieme cercando l’esistenza di un legame tra lo sviluppo normale o psicopatologico del bambino e i modelli relazionali familiari. Il gioco si svolge secondo questo schema: un genitore gioca con il figlio e l’altro resta in disparte; i genitori si scambiano poi i ruoli e interagiscono con il figlio. Lo scopo dell’osservazione di questa situazione di gioco è quello di valutare come quella famiglia interagisce nello svolgimento di un compito, evidenziando “alleanze” funzionali o disfunzionali a seconda delle possibilità o meno di cooperare tra i membri. La valutazione del processo familiare, funzionale o meno, avviene attraverso l’osservazione di alcune funzioni: partecipazione, osservazione, attenzione focale, contatto affettivo. Questo gioco nell&#8217;ambito della mediazione può rappresentare una metafora della separazione, evidenziando nelle varie fasi come i membri familiari si separano e come vengono gestite le separazioni.  LTP può dunque mettere in luce  come ogni membro permette l’accesso all’altro, come il bambino interagisce con entrambi i genitori, come i genitori si organizzano tra loro nel passaggio da una fase all’altra e come affrontano il disequilibrio chi si crea in questi passaggi. </strong></p>
<p><strong>In mediazione però , a differenza di quanto avviene in ambito terapeutico o di consulenza, il processo di funzionamento familiare non verrà mai svelato alla coppia, essendo la mediazione un intervento che tende a restituire a padre e madre il ruolo attivo e di responsabilizzazione nella ristrutturazione della loro vita, lascia quindi alla coppia stessa l’analisi delle modalità d&#8217; interazione familiare. LTP può dunque aiutare la coppia a riflettere sulle proprie difficoltà, ma anche sulle risorse, focalizzando l’attenzione sui bisogni del figlio . Ed essendo il bambino comune “oggetto”  di interesse facilita la creazione di un clima di collaborazione e il raggiungimento di un accordo.</strong></p>
<p><strong>Palmira Mele<a href="http://www.bambuonlus.it/wp-content/uploads/2010/05/mfl.jpg"></a></strong></p>
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