Giocare alle fiabe
Giocare con i bambini è davvero divertente e per gli adulti è un’esperienza che può risultare molto interessante. Quando si tratta, poi, di avere a che fare con le fiabe, lo è ancora di più. Ogni bambino risponde alle storie di fantasia in modo diverso e in base alla fase di sviluppo che sta attraversando. E’ perciò utile accompagnare i destinatari del racconto, magari adottando un metodo di narrazione partecipato o teatrale.
Quando si esplorano le fiabe utilizzando la drammatizzazione, soprattutto con i bambini più piccoli (24-36 mesi) ocon minori in difficoltà, è necessario suddividere la storia in scene facilmente gestibili. Solo una volta che sono state interpretate tutte le fasi del racconto , si può, poi, ricomporre il “puzzle”.
Ogni scena può essere raccontata o letta, ma deve essere sempre rappresentata. Al termine di ogni momento si deve concedere al bambino un tempo per permettergli di uscire dalla parte (Azioni utili per questa fase possono essere lo smontare la scena o riporre i costumi al proprio posto).
Per quanto riguarda l’assegnazione dei ruoli, in genere è bene far scegliere al bambino se identificarsi col personaggio “buono” o “cattivo”, dandogli comunque la possibilità di poter cambiare soggetto quando lo desidera. Può capitare che per una determinata parte non ci siano volontari… “Chi la interpreta?” È meglio non costringere i bambini a fare parti che non vogliono, è invece consigliabile far recitare questi ruoli a coloro che guidano il gioco.
Proprio perché le fiabe contengono personaggi “buoni” e “cattivi”, quando i bambini escono dalle parti, è necessario che venga evidenziata la distinzione tra il personaggio rappresentato e la persona che lo rappresenta; soprattutto se si tratta di bambini con difficoltà, che spesso non hanno ben definita la distinzione tra “Sé” e “Non Sé”. Per fare questo si può, ad esempio, pensare di salutare il personaggio interpretato mentre vengono riposti i costumi o gli oggetti che gli appartengono. E’ necessario vivere questa fase di uscita dal gioco della rappresentazione anche con bambini particolarmente vivaci, per placare l’eccitazione e per riportare l’attenzione e la concentrazione sul presente.




