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Ke – Nako!

Mondiali di calcio in Sud- Africa: “Ke – Nako!”  Ci siamo! Dopo la splendida avventura del 2006 è di nuovo in corso la massima competizione sportiva dedicata al calcio. Nessuno, qualche anno fa, avrebbe immaginato che Johannesburg, Pretoria, Cape Town, città scenario dell’ apartheid sud africana, avrebbero ospitato delle partite dei mondiali. In queste ore, invece, gli occhi del mondo sono puntati sul “continente povero”.

Nella povertà dell’Africa è però spuntato un uomo, chiamato dai fratelli di colore “Madiba”. Noi Madiba lo conosciamo come Nelson Mandela, colui che ha cambiato la storia con gesti di amore e perdono. Una volta al governo del Sud Africa, Mandela ha deciso di non vendicarsi sugli uomini bianchi che lo avevano perseguitato e rinchiuso in carcere per anni, scegliendo invece la strada della convivenza, della pace, dell’armonia. Non a caso, all’inizio di quest’anno, è uscito nelle sale cinematografiche il film “Invictus”. Realizzato da  Celant Estwood, “Invictus” parla di rugby (nobile sport evoluzione del calcio) e soprattutto descrive i primi anni di governo di Mandela, evidenziando tutte le difficoltà di una terra al cambio di potere. Un film, che anche se dedicato alla pallovale, è praticamente una presentazione storica di una nazione nell’anno del mondiale di calcio.

Nazione che oggi è mostrata per i suoi tanti aspetti positivi, ma che è anche ricca di vecchie e nuove problematiche. Se l’apartheid tra bianchi e neri sembra conclusa, in Sud Africa persistono ancora problemi di razzismo di tipo etnico tra sud africani e gente immigrata dai paesi vicini.  Inoltre la povertà è ben visibile in strada e il tasso di criminalità ed essa legato è altissimo.

Proprio per non dimenticare anche questa faccia del Sud Africa, il movimento sociale Abahlali baseMjondolo, che in Zulu significa “quelli che vivono nelle baracche”, ha deciso di promuovere in tutto il mondo l’iniziativa i “Mondiali al contrario“. Tappa Italiana del tour a di sensibilizzazione: Caserta.

Questi mondiali sono quindi non solo un’occasione di visibilità per una nazione, ma per le coscienze di milioni di spettatori. Oltre che tifare ci ricorderemo, forse, anche dei problemi del mondo.

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