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La mediazione familiare con i bambini: “Lausanne Triadic Play”

“La mediazione familiare è un procedimento in grado di aiutare la coppia ad affrontare la separazione promuovendo la cooperazione e non la competizione nell’interesse dei figli.” (Ardone, Mazzoni 1994-1998; Ardone 1999).

La maggior parte dei mediatori familiari appartenenti all’Associazione Internazionale Mediatori Sistemici  è favorevole all’inclusione dei figli nella mediazione. Essi ritengono che la loro partecipazione, oltre a far emergere i bisogni del bambino, dia la possibilità ai genitori di cogliere i bisogni effettivi dei loro figli.

L’ascolto del bambino nella mediazione avviene osservando il comportamento verbale e l’interazione familiare attraverso il gioco o il disegno, il tutto ripreso da una videocamera con il consenso dell’adulto.

Tra queste tecniche c’è  la “Lausanne Triadic Play” , introdotta dai mediatori familiari dell’Istituto di Terapia Familiare di Siena. Si effettua con bambini sotto i 6 anni e consiste in un “gioco familiare” che procede con regole precise; (è stato utilizzato anche a Losanna negli anni ’80) . Le autrici di questa tecnica vanno oltre l’unità di osservazione diadica madre-figlio esaminando invece quella triadica madre-padre-figlio. Si osserva l’ambiente in cui il bambino cresce e la famiglia come insieme cercando l’esistenza di un legame tra lo sviluppo normale o psicopatologico del bambino e i modelli relazionali familiari. Il gioco si svolge secondo questo schema: un genitore gioca con il figlio e l’altro resta in disparte; i genitori si scambiano poi i ruoli e interagiscono con il figlio. Lo scopo dell’osservazione di questa situazione di gioco è quello di valutare come quella famiglia interagisce nello svolgimento di un compito, evidenziando “alleanze” funzionali o disfunzionali a seconda delle possibilità o meno di cooperare tra i membri. La valutazione del processo familiare, funzionale o meno, avviene attraverso l’osservazione di alcune funzioni: partecipazione, osservazione, attenzione focale, contatto affettivo. Questo gioco nell’ambito della mediazione può rappresentare una metafora della separazione, evidenziando nelle varie fasi come i membri familiari si separano e come vengono gestite le separazioni.  LTP può dunque mettere in luce  come ogni membro permette l’accesso all’altro, come il bambino interagisce con entrambi i genitori, come i genitori si organizzano tra loro nel passaggio da una fase all’altra e come affrontano il disequilibrio chi si crea in questi passaggi.

In mediazione però , a differenza di quanto avviene in ambito terapeutico o di consulenza, il processo di funzionamento familiare non verrà mai svelato alla coppia, essendo la mediazione un intervento che tende a restituire a padre e madre il ruolo attivo e di responsabilizzazione nella ristrutturazione della loro vita, lascia quindi alla coppia stessa l’analisi delle modalità d’ interazione familiare. LTP può dunque aiutare la coppia a riflettere sulle proprie difficoltà, ma anche sulle risorse, focalizzando l’attenzione sui bisogni del figlio . Ed essendo il bambino comune “oggetto”  di interesse facilita la creazione di un clima di collaborazione e il raggiungimento di un accordo.

Palmira Mele



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