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Fumetti e disabilità:”Le Ruote Magiche” è in arrivo on line

Le Ruote Magiche

Uno degli aspetti tipici del fumetto è rendere visibile attraverso le immagini il pensiero che sta sotto la parola narrata.

Il fumetto, pur essendo, come altri media, un linguaggio in cui l’immagine è prevalente, opera nella mente del lettore delle sollecitazioni diverse rispetto al mezzo televisivo o cinematografico. Nel film, infatti, la finzione viene narrata con immagini e personaggi che all’apparenza sono molto vicini alla realtà. Nel fumetto, invece, l’elemento caricaturale dei personaggi, rende più evidente la finzione.

Il tema della disabilità è presente nei fumetti già da tempo subendo le mode e gli atteggiamenti culturali dei tempi. Nei fumetti che vanno dagli anni ’40 agli anni ’60 la diversità fisica è utilizzata troppo spesso per denotare in maniera negativa la personalità dei personaggi. Un esempio su tutti è quello di “Pietro Gambadilegno”, nemico di Topolino.

Anche i “cattivi” dei fumetti a volte sono rappresentati con delle caratteristiche fisiche diverse e un pò inquietanti. Il fumetto che maggiormente rappresenta la malvagità con aspetti lombrosiani è Dick Tracy, il poliziotto americano dalla mascella quadrata, creato da Chester Gould nel 1936.

In Dick Tracy la “deformità” è profondamente collegata alla malvagità: tutti i “cattivi” con cui si scontra l’eroe hanno delle caratteristiche fisiche mostruose.

In questo contesto scatta la paura del diverso che assume un’evidenza ancora maggiore a causa delle caratteristiche esteriori della mostruosità.

Negli anni ’40 la mostruosità e la diversità sono state usate spesso nei fumetti per giustificare la malvagità.

Le cose cambiano a partire dagli anni ’70. Un po’ tutti gli eroi della casa editrice Marvel Comics sono dei “diversi”. La diversità investe o gli aspetti fisici come nel caso di Hulk o di La Cosa dei Fantastici Quattro o investe l’aspetto caratteriale come nel personaggio dell’Uomo Ragno, come incapacità di vivere normalmente la responsabilità dei super-poteri, condizione che porta a un pesante disadattamento sociale e psicologico, o infine si riferisce ad un vero deficit come il personaggio del professor Xavier, capo degli X-Man, uno scienziato costretto su una carrozzina, o l’avvocato Matt Murdock, l’incredibile Devil, che è non vedente.

Di solito i modelli di rappresentazione delle persone disabili oscillano tra due atteggiamenti estremi: lo sguardo pietistico e quello eroico.

Nell’immaginario collettivo la persona con disabilità o rappresenta una “vittima” oppure si trasforma in una sorta di eroe, rivelando eccezionali capacità di superare i limiti della sua condizione. É sempre più forte la necessità di comunicare meglio il tema dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, che è qualcosa di più del semplice “inserimento” tra i cosiddetti “normodotati”. Integrazione significa essere non solo parte della società, ma avere la possibilità e il diritto di decidere insieme agli altri. La diversità umana riguarda tutti ed è una ricchezza che tutti possono e devono esprimere all’interno di una comunità.

Quanto è difficile accettarsi quando gli altri fanno di tutto per non farti sentire accettato!”. Così sospira Emi, la protagonista di “Le Ruote Magiche”, un manga che lo scorso Febbraio ha fatto il suo debutto on line affrontando il tema della disabilità, vista e vissuta con gli occhi di un’adolescente diplegica fin dalla nascita.

L’autrice del fumetto è una giovane ragazza di sedici anni, Ileni Schofiled, nata a Nottingham e residente a Pistoia dal 1998, accanita lettrice di manga con l’hobby del disegno e della sceneggiatura. Da questa passione ha origine il fumetto “ Le Ruote Magiche”, interesse condiviso con un gruppo di giovani artisti che collaborano alla realizzazione di questo progetto con lo studio Wish di Pistoia.

Non riuscendo a trovare nei vari racconti, fumetti e cartoni animati un’eroina in cui identificarsi totalmente, Ileni, che convive con la diplegia fin dalla nascita, si crea un personaggio da sola e inizia a scrivere la storia delle Ruote Magiche, con l’intento di mostrare al pubblico la disabilità sotto un nuovo punto di vista. L’autrice parla con coraggio, delicatezza e ironia di barriere architettoniche e sociali. Sin dal primo racconto emergono molte delle difficoltà che una persona con disabilità deve affrontare quotidianamente, limitazioni non solo pratiche ma soprattutto sociali. Le barriere più difficili da abbattere sono, infatti, quelle che continuano ad esistere nella testa delle persone.

La storia si ambienta in una piccola città della Toscana di circa 100mila abitanti. Emi, la protagonista, e le sue compagne frequentano l’Istituto Privato Parificato Saint-Exupery. L’istituto si chiama così in onore dello scrittore del Piccolo Principe.

Purtroppo, per quanto la località sia tranquilla, sicura e con un costo della vita accettabile, non è il miglior posto al mondo dove una persona con disabilità possa vivere poiché è pieno di barriere architettoniche e non esiste neppure una palestra sufficientemente attrezzata per poter fare fisioterapia.

Nel primo episodio di “Le Ruote magiche” Emi assiste ad un pettegolezzo tra le compagne di scuola che nell’organizzare una festa la escludono volontariamente dagli invitati. Lei in lacrime si confida con la sua insegnante di musica esprimendole tutta la sua tristezza e rabbia per l’atteggiamento superficiale e cattivo delle sue compagne. Alla fine dell’episodio Emi vive una “difficile vigilia di Natale”: tra tutti i suoi regali c’è ne uno un po’ particolare, una sedia a rotelle che la aiuterà ad essere più autonoma negli spostamenti di tutti i giorni, ma che lei teme la marchierà agli occhi dei coetanei come “diversa”.

La storia sembra porsi l’obiettivo di mostrare ai lettori la disabilità con occhi diversi, con gli occhi di una ragazzina che ci convive, raccontando dal di dentro le emozioni e i problemi che una persona con disabilità vive in questa situazione.


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