E’ nata “Justine”: il robot per disabili e anziani
Recentemente su organi d’informazione specializzati, e non solo, si può leggere di un progetto altamente tecnologico che fa venire in mente gli effetti speciali di alcuni film.
Stiamo parlando di “DEXMART”. E’ l’ultima frontiera della robotica progettata e prodotta proprio nei laboratori dell’Università Federico II di Napoli. Questo termine astruso è, in realtà, l’acronimo di un sofisticato concetto da intendersi approssimativamente in italiano: «Manipolazione robotica bimanuale con sensori intelligenti». Bello!
In sostanza è un robot. Lo scopo del progetto è stato in questi anni di avvicinare la tecnologia robotica alla vita di tutti i giorni delle persone e non considerarla più esclusivamente una strumentazione da grande industria. Già un anno fa alla presentazione dello studio il prof. Bruno Siciliano, docente di Automatica presso il Dipartimento di Informatica e Sistemistica, sosteneva fiducioso che dopo aver raggiunto grandi traguardi con la realizzazione di automi in grado di sostituire le persone in compiti noiosi o rischiosi, era giunto il momento di puntare più in alto e riuscire a rendere queste macchine capaci di interagire con le persone, e di imparare i movimenti direttamente dagli umani.
Il 16 gennaio scorso si è tenuto un Forum sulla tecnologia presso la libreria Merliani di Napoli in cui si è discusso anche di “Justine” il prototipo realizzato per il progetto DEXMART. E’ una sorta di badante in grado di assistere disabili ed anziani, capace, addirittura, di preparare del tè.
Ora, non che sia sbagliato a priori l’uso di Mazinga nella cucina della propria nonna, però nascono almeno tre osservazioni: in primo luogo credo che sia facile rendere un robot capace di interagire con una persona anziana, è la manovra inversa che mi preoccupa! Stiamo ancora familiarizzando con i telefonini e i canali digitali!
In secondo luogo è sconfortante sapere che non si riescano a fare passi in avanti verso il superamento dei pregiudizi nei confronti di stranieri e straniere che lavorano da anni come “badanti” con un’umanità e un proprio vissuto da condividere e si investa su una strada spersonalizzante e spersonalizzata come questa. Magari si potrebbe perfezionare il robot dotandolo della funzione “recita Rosario” piuttosto che quella “parliamo della vicina”.
In ultima analisi: questa “Justine”, sarà economicamente alla portata di chi? Certo non siamo nell’ambito della pensione minima e forse neanche di qualcosa in più.
Una domanda da sempliciotti: e se s’investisse di più nella ricerca medica o nella progettazione sociale in favore di disabilità e anziani?
di Di Lorenzo Enrico
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